NON SOLO CERVICALI: TRATTAMENTO DEL NERVO VAGO

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NON SOLO CERVICALI: TRATTAMENTO DEL NERVO VAGO

Migliorare acidità, tachicardia, dispepsia e rallentato transito intestinale, appoggiando le mani al collo?

Trattando i muscoli sub occipitali si può aiutare una buona parte della funzionalità viscerale.

Una tecnica che si espleta sulla cervicale alta, tra l’occipite e le prime due vertebre cervicali, che apparentemente serve a lavorare tensioni cervicali in realtà può arrivare ad avere un effetto viscerale e non solo prettamente strutturale.

Questo è possibile grazie al nervo vago, che costituisce tra l’altro il 75% del sistema nervoso parasimpatico (che si contrappone, semplificando, al sistema ortosimpatico, associato allo stress).

Col paziente comodamente disteso e con la testa completamente abbandonata nelle mani dell’osteopata, in proiezione del punto d’appoggio dei polpastrelli infatti, per impilamento dei tessuti e trasmissione della forza, si arriva al forame giugulare. Questo foro della base cranica dà passaggio, tra gli altri, al decimo nervo cranico, il nervo vago appunto.

Pur essendo un nervo cranico, esso non si limita alla sfera cranica, anzi. Passa nel collo e scende lungo l’esofago, innervando alcuni muscoli (deglutizione) e i visceri che trova lungo il tragitto: è  anche detto nervo pneumogastrico. Chiara quindi la sua interazione con polmoni e stomaco. Ma innerva anche il cuore, arrivando poi fino all’intestino.

Da tenere sicuramente in considerazione l’osteopatia con il suo dolce approccio a questa struttura come ausilio nel trattamento di quadri asmatici, di gastrite, difficoltà digestive.

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