LA RIGIDITÀ DELL’ETÀ: LA FORMA MENTIS

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LA RIGIDITÀ DELL’ETÀ: LA FORMA MENTIS

“Ho 66 anni, ormai è difficile cambiare … è faticoso, chi me lo fa fare?”
Queste sono alcune frasi estratte da un trattamento con un paziente “difficile“. Attenzione però che la difficoltà del caso non risiede nel tipo di problematica da risolvere, bensì nella forma mentis di questo soggetto.

Analizzando nello specifico le varie sentenze:

Difficoltà

Che possa essere difficile cambiare nessuno lo nega a chicchessia. Va ricordato però che il cambiamento può rappresentare un alleggerimento della situazione (sicuramente difficile) che si sta vivendo con la speranza che intraprendere un nuovo modo di agire allontani dalle circostanze spiacevoli.
Restando sul tema che il cambiamento possa essere faticoso, va sottolineato che è per questo che ci sono i professionisti: per non abbandonare nessuno nella difficoltà. Compito del professionista è quello di mettere a disposizione le proprie conoscenze ed esperienza così da stemperare ogni difficoltà percepita dal paziente che sta vivendo un momento di sconforto e bisogno fisico. Ciò in realtà vale per ogni settore: osteopata, fisioterapista, medico, psicoterapeuta… ma anche meccanico, avvocato, architetto, etc.

“Chi me lo fa fare?” 

La risposta qui è molto semplice: il corpo, il dolore. Se si sta ricorrendo all’osteopatia è probabile che si stia convivendo con un fastidio da lungo tempo, ed è proprio la ricerca di una soluzione che deve far cambiare qualcosa nella propria vita. Il corpo può essere paragonato ad una calcolatrice: se vengono premuti sempre gli stessi tasti il risultato sarà sempre lo stesso. Quindi il cambiamento che l’osteopata propone come parte integrante del trattamento è fondamentale; bisogna premere pulsanti diversi perché la calcolatrice dia un risultato diverso.

L’età

Capeggia nella prima pagina del sito una frase: “A nessuna età è giusto aver dolore e, se questo persiste da molto, è segno che c’è bisogno d’aiuto”. Molte volte il problema del corpo non è l’età anagrafica in sé, bensì quello che si è accumulato negli anni senza dargli le giuste attenzioni. Paradossalmente può capitare di dare più attenzioni al corpo quando è giovane e (forse) meno necessita, che quando è anziano, proprio perché la scusante è presto servita “eh, sono i dolori dell’età, cosa vuoi farci?”
Ammettendo che ci siano problematiche croniche, sarà compito di ognuno occuparsi, cronicamente, del proprio corpo per non lasciare aggravare la situazione; ma soprattutto restare aperti a nuove visioni, perché in esse potrebbe trovarsi quel nuovo agire che farà dare al corpo nuove risposte.

Tutti, giovani e meno giovani, hanno il compito di rispondere ai segnali del corpo e di curarlo in ogni suo aspetto. Non si può dare semplicemente la colpa all’età, bisogna guardare a quello che si fa e, ancor più, a quello che non si fa perché “difficile”, “faticoso”.

Per uscire da una situazione sgradevole bisogna quindi cambiare il modo di agire, e per farlo spesso è necessario un cambiamento nel modo di pensare. Non si lasci quindi che una rigidità mentale si traduca in rigidità fisica, la cui colpa verrà attribuita al tempo che passa.

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